Se non bestemmio guarda

Io non voglio credere a nessun dio che ci faccia campare nella convinzione che essere malati di mente sia fico. Non voglio credere in nessuna generazione che ti faccia credere che essere bipolare, schizofrenico, psicotico, depresso sia una cosa da grandi. Studio e vedo ogni giorno la sofferenza di ogni persona che vorrebbe non sentirsi così o che vorrebbe avere la cognizione di quello che gli accade davvero dentro e fuori. Voglio credere, però, a un dio e ad una cultura che mi dia il diritto di prendervi per il culo perché ve lo meritate, andrò quindi ad esporre (quanto so accademico!? Quanto!?) l’identikit del coglione da sociale.
1) Il Bipolare: la persona che si autodefinisce bipolare in genere è donna, 16enne, che ha tante “x” nel nome, che c’hanno una fracca di soldi, hanno un’insana passione per i Nirvana che schifano ma si sentono fiche a dire che vorrebbero essere come Cobain.
2) Lo Schizofrenico: gli schizofrenici di internet non sanno cosa sono gli schizofrenici ma alla fine dicono di esserlo, perché suona bene. Sono quelli truzzetti troppo paxxi per questo mondo. Sono le ragazze dello IED che su instagram dicono che la vita è una merda e i loro quadri di merda, che sembrano spruzzi di merda, rispecchiano la loro anima tormentata dalle vacanze, dai padri senatori, dalle madri primarie di reparto negli ospedali privati.
3) L’Asperger: colui che si definisce Asperger in genere è un tipo che si sente un genio incompreso, una persona dalle infinite potenzialità ma dal carisma di una banana. Costui se la autodiagnostica su wikipedia, perché wikipedia è tutto, è la fonte del sapere estremamente giusto e logico. L’Asperger di internet è in genere universitario, non passa gli esami di lettere, di antropologia culturale, non scopa da minimo otto mesi (otto è la misura di tutte le cose), ha un livello culturale infimo anche se pensa di avere la cultura di Terzani, sicurezza data dai libri comprati ai mercatini vintage, sono odiasamente hipster e poi grunge e poi rap e poi dubstep e poi…
Gli autodiagnosticati della rete sono tipo quelli che parcheggiano al posto dei disabili, sono gli stessi che loro odiano. Sono persone che non capiscono le sofferenze, sono persone che a discapito della profondità che esprimono, sono solo alla ricerca di un’attenzione che sempre avranno e sempre cercano.
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