Trattazione nosologica del pasto dello studente fuorisede

Mangiare è un bisogno fisiologico, biologico, ontologico. Se non mangi muori, pure se non bevi ma ok so dettagli. Lo studente fuorisede si trova catapultato in una realtà da subito “o mangi o muori” e il grado di adattabilità cambia da persona a persona, da casa a casa, da città a città. Lo studente fuorisede arriva in una città dove non ha più nessuno che cucini per lui, che gli dia tempi e cose da mangiare quindi lo stile di procacciarsi il cibo distingue i bambini dagli uomini veri. Cominciamo con questa descrizione del pasto del fuorisede. Il fuorisede chef: questo fuorisede è un fanatico dei fornelli o meglio pensa di esserlo, vuole partecipare a masterchef, vuole cucinare cose così complicate, così elaborate e cosi costose che poi si accontenta dei fagioli piccanti del Todis. Conosce a memoria le ricette di tutto, carbonara, amatriciana, pastella del pollo di Kfc, anfetamine della nonna e pure il processo di raffinazione del petrolio. Il fuorisede chef pensa che la dote ai fornelli lo faccia scopare come un pazzo e quindi si allena ad ogni pasto per migliorarsi e quindi sottintende “ti sbatto come sbatto le uova”. il sogno di questo fuorisede è fare spesa da Eataly, comprare, chianina, lardo di colonnata, pesto di pistacchi e topinambur del sud est asiatico con una spruzzata di caviale di storione appena estratto ma poi essendo un fuorisede ripiega sul guanciale di terza qualità e su quelle fettine rosso mestruo di un discount a caso. Vorrebbe cucinare con pentole di pietra lavica, antiaderenti, in forni a legna ma poi cucina nel tegamino della casa che si passano generazioni di fuorisede in quella casa. Lo chef cerca di informarsi con programmi tipo Cotto e mangiato e la prova del cuoco, innalza altarini mistici in camera sua a Cracco e Barbieri. Cerca di riprodurre ricette della sua regione, che non ha mai mangiato, che ha schifato fino a ieri a casa sua ma visto che mo’ sta in un’altra città ha deciso di portare avanti l’odiosa frase ” Eh a casa mia si fa sempre” o “eh ma giù/su è più buono” o “eh me l’ha insegnato mia nonna prima di morire (ora commuoviti e dammela)”. Gli chef si dividono in Salutisti ed Ignoranti. I salutisti sono quelli che solo biologico, solo macrobiotico, solo socialista-marxista-lenninista, possibilmente coltivati da un gruppo di contadini della micronesia in una comune gestita da papuani, niente grassi, solo olio extravergine di un ulivo sacro in Grecia, il tutto in una padella in ceramica forgiata a Mordor, in genere gli chef salutisti sono i fuorisede un po’ (parecchio) radical, con uno sbario di soldi e con tanta tanta tanta tanta tantissima merda nel cervello, visto che poi si spaccano di MDMA dopo mangiato. Gli ignoranti sono più simpatici visto che cucinano strutto fritto nel lardo, con ciccioli di grasso come contorno, sono maestri nella frittura sincronizzata e di sugo con lo strutto in lungo.Sono più pragmatici e ovviamente meno curanti delle loro coronarie ma pure tu davanti al grasso che devi fa!? rifiuti? Il tossicomane: il fuorisede tossicomane non capisce cos’è la cucina a causa della poca lucidità giornaliera, tende ad avere solo cose pronte per affrontare le imminenti, folgoranti e frequenti fami chimiche, tende a mangiare di tutto, non fa la spesa se non in quei periodi di assordante lucidità che perde nel giro di 2 giorni, comprando solitamente merendine al mercurio, piadine, salse random e tonno o carne in scatola, il tutto lo mangerà crudo, senza un minimo di elaborazione. Generalmente il tossicomane pesa 30 kg e quindi niente, conta sulla cucina di un altro perché lui ha modificato il forno per cucinarci metanfetamine perché se sa, la roba fatta in casa è sempre più bona. Il vegANO: si distingue per tutto, cucina, ingredienti e soprattutto per propaganda. Usa solo seitan, tofu, roba parecchio strana, le butta in padella tutte insieme e dovrebbe sentirsi in pace con se stesso ma invece NO, ti vede mangiare il tuo panino al prosciutto e deve dirti, che sei una merda a mangiare qualunque cosa proietti ombra, che i maiali sono intelligenti come il tuo cane e dicendoti “te magneresti il tuo cane?” e ovviamente poi il cane con le patate non lo prepara mai e quindi tu continui a mangiare il tuo prosciutto e lui continua ad essere stitico anche se si riempie di fibre, verdure e thè verde, nonostante la meditazione del corso online, nonostante la ginnastica duodenale, anale, intestinale e rettale. Il figlio della mensa: trova le sue figure genitoriali a livello mangereccio nelle impiegate della mensa, ci va sempre, a pranzo ed a cena, semmai stesse male chiama per avvertire, fa il buffet di laurea in mensa, si sposa in mensa, vive, tromba, piange, studia in mensa. Aspetta con forte desiderio l’ora di pranzo per catapultarsi in mensa, arriva, passa per la via preferenziale, prende ogni cibo possibile, saluta tutti, chiede dei figli, delle figlie, dei nipoti, delle zie che stanno male e pure se quell’erbetta bona dell’altra volta è arrivata. Il figlio della mensa cena anche in mensa, ci porta le ragazze e poi se lamenta se non scopa. La domenica resta digiuno, tipo i cani che si intristiscono quando il padrone esce, perché ormai ha atrofizzato ogni suo senso del gusto e del cucinare, il glutammato che riempie ogni grammo del cibo della mensa ormai gli sta dando assuefazione e quindi entra in uno stato di astinenza che comprende i seguenti sintomi: cefalea, diarrea, pianto, pianto fuori dalla mensa, pianto al telefono con lo psicologo, tremori, tentativi di hackerare il sito della mensa per sapere il menù del lunedì successivo visto che ormai è mezzanotte ed ha capito che la mensa anche questa domenica non aprirà. Il cibo è un piacere e un bisogno, ma se non conosci almeno una persona che è in queste categorie, mi dispiace ma sei uno di questi odiosi ed irritanti fuorisede che hanno un forte disagio con il cibo. Se mai leggerete questo post menateli e mangiateli come sarebbe giusto in società giusta.

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