Quando i Nobraino siamo noi

Oggettivamente non ho capito la grande polemica, non ho capito le scuse, non ho capito la crociata contro un gruppo (che amo) e che è sempre stato impegnato socialmente. Ma cominciamo dall’inizio. Muoiono 700 immigrati in mare italiano e su quello non ci piove, sul dolore collettivo non voglio mettere bocca perché mettere bocca su una cosa collettiva vuol dire, per me, mettere bocca su una miriade di pensieri unici ed inimitabili. Un gruppo musicale, un componente di un gruppo scrive un commento, una battuta noir, una frase così perfetta per il momento che ci pare scomoda, così perfetta che ci fa male ma a quanto pare non così perfetta da farci pensare, da farci ragionare. Una frase che molti attribuiscono al razzismo, molti a una pubblicità perversa e dolorosa, altri a un fottuto sadismo mediatico. Il punto è questo, in Italia ti vogliono crocifisso se da te una cosa del genere non se l’aspettavano, se non sei nessuno o se pare che l’hai fatta fuori dal vaso, in Italia ti vogliono sul crocifisso se non rispetti un modus pensandi di moda, ti vogliono crocifisso se non capiscono che il sarcasmo, quello vero deve far male, deve essere un pugno in faccia, deve svegliarti come l’acqua fredda al mattino. In Italia però non ti crocifiggono, se sei Fini e sei il ministro dell’interno nel 2001 durante il G8 di Genova, se sei Borghezio che pulisce i posti in treno dove si siedono le prostitute, se sei Adinolfi che vuole la donna devota e sottomessa, se sei Berlusconi che va a letto con le prostitute, se sei Rossi che non paga le tasse, se sei un tifoso di calcio che chiama Zoro “negro!”, se sei Calderoli e dici alla Kyenge di mangiarsi una banana. Le questioni sono sono due, o vi siete rassegnati e non siete i grandi pensatori, rivoluzionari ed attivisti che pensate oppure siete solo palesemente ipocriti, che in un paese ipocrita ci sta pure. Ma ora fate mente locale, non avete mai condiviso, riso, usato una foto di Hitler? Una foto di Bocelli? Una foto di un bambino nero? Nessuno? Nessuno di voi? E il sarcasmo che tanto professate sui social per trollare persone random? Mi pare tanto una situazione di stallo, mi pare tanto che alla fine se non capiamo, se non ci arriviamo, se non ci rispecchia. Abbiamo affrontato la strage dello Charlie Hebdo, l’abbiamo affrontata più dal punto di vista mediatico che ideale. L’ideale dello Charlie Hebdo non era la mera critica, il battutismo, il sessualismo, l’ideale era semplice, era palese, era che l’ironia serve, serve sempre, è la prima arma di protesta, è la prima arma di rivoluzione, che l’ironia fa più male della critica e voi ci siete cascati con tutte le fotocamere. Tornando ai Nobraino io reputo loro due sbagli, il primo di essersi scusati, il secondo di vivere in un paese ipocrita, che ti giudica anche se non ti conosce, in un paese che preferisce essere parecchio radical chic e poco concreto, in un paese che per 700 morti da la colpa a un chitarrista piuttosto che a un governo, a un continente che si, considera dei poveri in cerca di pace più pastura per pesci che umani. La realtà è che è bello indignarsi, tirare vaffanculi a caso e prenderci. Mi meraviglio di artisti come Roy Paci che ha preferito salvare la faccia da rivoluzionario Bohemien piuttosto cercare nel “testo” un significato più profondo, è forse che l’animo artistico dovrebbe essere più attivo. Detto questo forse noi siamo più Nobraino dei Nobraino.

http://youtu.be/tm4XgYdYlzQ

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One thought on “Quando i Nobraino siamo noi

  1. Il problema è tutto nel fatto che tu vedi il sarcasmo dove non c’è. Il sarcasmo è un metodo dialettico – non semplice – che porta a sconfinare nell’assurdo un concetto che l’autore non condivide, e disvela la vera intenzione dell’autore grazie a indizi che l’interlocutore può cogliere. Questi indizi, in una forma non verbale, si limitano alla scrittura. Per cui è già difficile fare del sarcasmo scritto, figuriamoci su argomenti che si prestano di per sé a scivoloni.

    Dando per buona la tua interpretazione, che volesse essere sarcastico, il tizio che l’ha scritto (presumo non sia un lavoro corale) non mastica bene l’argomento, evidentemente. Una mera battuta razzista buttata su una pagina facebook non diventa sarcasmo per il solo fatto che l’autore dentro di sé non è razzista e lo sa lui e i suoi amichetti fans. La pagina è pubblica, non è il soggiorno dove ciarla con quattro amici intimi. Se voleva fare del sarcasmo, doveva attuare tecniche che rivelassero il sarcasmo a chi leggesse, ma è proprio la struttura della battuta a non poter essere interpretata in tal senso. Si può fare sarcasmo o satira su una tragedia, ma lì non ve n’è traccia.

    Leggendo la frase l’unica cosa che viene fuori è il razzismo e la derisione verso le vittime. Non c’è alcun appiglio che ribalti il significato letterale. Se lo vedi, dimmelo, perché nessuno lo ha trovato.
    Il sarcasmo è tutta un’altra cosa, tu chiami sarcasmo una cosa che non lo è nemmeno lontanamente. Ti consiglio di prendere in mano un dizionario per vederne la definizione.

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