Ecco perché odiare i radical è giusto

Sono cinque anni che li vedo impegnarsi, mettendoci sempre più impegno, mettendoci sempre più concettualità, sempre più boh. Si, sono loro, i cazzo di radical, I. CAZZO. DE. RADICAL. Non è che io ce l’ho con loro, io proprio li odio, c’è un perché? Si, c’è un perché grosso come le case dei radical. I radical sono quelli che ascoltiamo in università che parlano di pubblico ma che hanno fatto la triennale in Svizzera, sono quelli che occupano case popolari perché sono poche ma c’hanno  la casa a Montecarlo, sono quelli che parlano di lavoro e ricerca liberi ma poi ti passano davanti ai concorsi. Beh mo cerco di strutturare una critica vera, odio tutto l’intellualismo che emerge, il finto culturesimo di un intelletto dato da wikipedia che maschera solo un’infinita voglia di scopà, che porta a schifare la semplicità, che ti dà il diritto di criticare qualcosa come ridicola o provinciale, sto rampantismo da tastiera (che ho pure io, ma ne parliamo dopo) che dà a tutti una verve da critici letterari, cinematografici, gastronomici, in pratica tutti gli esperti di calcio da bar sono nuovi Battiato. Mi da al cazzo questa voglia di ricercatezza che vi farebbe mangiare pure i tarzanelli del culo di Baricco per sembrare più intelligenti di quello che siete. Io qua mi arrogo il diritto di dirmi che mi sono rotto il cazzo delle vostre lamentele da ragazzini viziati che parlano di fame nel mondo e di geopolitica come parlassero di come lavarsi il cazzo la mattina, che si lamentano della guerra e dei suoi abomini come si lamentano della fotocamera interna del loro iPhone. Mi sono cacato il cazzo del vostro politicamente scorretto, che poi sarebbe solo un politicamente demmerda, dei discorsi sul proletariato come se fossimo in Russia durante il periodo zarista, mi rode soprattutto che voi facciate discorsi sulla fatica, sul sudore, sulle lacrime e sul sangue quando gli unici operai che abbiate mai visto sono il filippino della colazione e l’installatore della parabola di sky e il lavoro più pesante è stato muovere gli analogici del joystick della PlayStation. Onestamente mi sono arrogato il diritto di criticare perché io, come voi, ho una cazzo di tastiera ma non ho una cazzo di voce, non ho la forza, né il carattere, né le palle di pisciarvi in testa come vorrei e come fate voi. Anche io, come voi, sono un viziato, probabilmente un ipocrita, probabilmente pure meno divertente  di quello che penso ma mi piace pensare che Aristofane si riferisse a teste di cazzo come me quando diceva che a ben vedere, insultare i coglioni è elogiare le persone normali.

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